Idee semplici, risultati sorprendenti.

Le nostre ultime realizzazioni

Cartiera Pirinoli

Cartiera Pirinoli

Gestionale di magazzino web-based e responsive.

2017

Integrazione Centralino Wildix per Customer Care

Integrazione Centralino Wildix per Customer Care

Integrazione su applicativo verticalizzato per assistenza clienti.

2017

Fowa VIP

Fowa VIP

Il portale dell'utente Fowa.

2017

  • La morte di Hefner, il caso Weinstein e la caduta del “playboy lifestyle”

    Il 27 settembre Hugh Hefner, circondato dai suoi cari, ha lasciato questo pianeta. Aveva 91 anni. È stato salutato in molti modi: da innovatore, qual era; da catalizzatore di un macroscopico cambio di costume, qual era; da liberatore delle donne. Quale non era. Pochi giorni più tardi, nei primi di ottobre, è scoppiato il caso Harvey Weinstein, produttore illuminato a Hollywood accusato, fino a questo momento, di avere molestato sessualmente 52 donne e averne stuprate 5 inclusa la vituperata Asia Argento. Il mondo del cinema è stato colpito da quello che assomiglia a un sisma che nelle sue crepe ha inghiottito, e continua a inghiottire, i media e l’opinione pubblica.

    Esiste una correlazione temporale tra la morte di Hugh Hefner e la caduta di Weinstein, ed è sotto gli occhi di tutti. I due avvenimenti si sono succeduti a distanza, letteralmente, di giorni. Non occorre la dietrologia per accorgersi del valore simbolico della sequenza: il padre del “playboy lifestyle” è scomparso, e una delle sue incarnazioni sotterranee più penetranti è emersa. Tornando alla metafora del terremoto, è come se la terra – aprendosi sotto i piedi del magnate – avesse lasciato intravedere un nucleo ancora pulsante e magmatico. Cambiando metafora, potremmo dire che un albero secolare è stato sradicato da una tempesta e finalmente è stato possibile avere una misura delle sue infinite radici.

    No, Hugh Hefner non è stato un liberatore delle donne. Si è battuto per una varietà di diritti civili, e sebbene femministe (un tempo) autorevoli come Camille Paglia affermino il contrario appellandosi alla nostalgia degli anni in cui gli uomini erano uomini e le donne donne, i fatti provano tutt’altro. I resoconti delle conigliette segregate nella Playboy Mansion – luogo di sogni e incubi – e drogate con medicinali “apricosce” provano tutt’altro. Perché l’uomo in vestaglia bordeaux, così scolpito nella nostra memoria, non ha soltanto inventato un giornale ma ha corroborato, esaltato e infine normalizzato un preciso stile di vita basato sul potere.

    L’operazione ha colpito prima di tutto gli uomini; ha offerto loro un immaginario al quale aderire a seconda della propria posizione sociale: Playboy consigliava quali cravatte acquistare per fare un colloquio di lavoro, quale musica ascoltare, quali sigarette fumare. Con quali mobili arredare una casa che si sarebbe dovuta ingrandire man mano che – indovinate – si guadagnava potenza, una qualità intangibile ma capace di portare in dono, a chiunque riuscisse ad accentrarne, altre qualità assolutamente tangibili: i soldi; le auto; le navi; gli orologi lussuosi; le suite d’albergo. Il vantaggio ultimo della potenza, nella visione hefneriana, era però la potenza stessa: se si ha potere, si può essere assertivi. Se si può essere assertivi, si può imporre la propria volontà. Se si può imporre la propria volontà, è lecito aspettarsi dei . Dei dovuti a priori e in grado da annullare ogni possibile dubbio, o insicurezza.

    È stato sottolineato in un recente articolo influente apparso su The Cut che, tutto sommato, il playboy lifestyle abbia poco a che vedere con la mascolinità e molto con l’infanzia, il narcisismo e la sociopatia (Hefner stesso era figlio di madre puritana e terribilmente rigida), ma per arrivare al nocciolo della questione occorre parlare di una delle ricompense fondamentali del playboy già sazio di macchinoni e giacche sartoriali: la donna. Un certo tipo di donna, che esattamente come l’uomo deve assomigliare a un’immagine predefinita, già stampata, già scritta: questa donna è splendida, eterosessuale, libera, non teme la gravidanza perché può usare i contraccettivi; questa donna – attenzione, perché qui viene la parte importante – aspira al successo. Vuole le stesse cose che l’uomo desidera. Non il grembiule, non i figli perché la coppia hefneriana è unita da intenti molto più comuni di quanto non possa apparire a un primo sguardo.

    I due sessi differiscono, però, quando si viene a questioni cruciali come l’età, la bellezza e il consenso. Lui può essere anziano. Può essere brutto. Può essere, a dispetto del tempo o della natura, assertivo: lei, invece, è sostituibile (è sotto i nostri occhi: Hefner stesso ha finito per circondarsi di bambole tutte uguali o molto, molto simili nelle fattezze) perché non c’è elasticità nel canone dell’avvenenza del playboy, così come non c’è elasticità nella concezione della complicità. Se la donna, oggettificata, dotata dello stesso status di un ammasso di ferraglia di una Rolls Royce o del legno pregiato di una madia del Quattrocento, dice di no la potenza del playboy vacilla perché a lui, per antonomasia, non si può dire di no. Tutto quello che ha fatto, l’ha fatto per ridurre al minimo le possibilità che gli venisse detto di no. Perché è nel che esiste la sua potenza: il solo traguardo.

    Negare a qualcuno di dire no equivale a negarne diritti e coscienza. Significa annullarne la decisionalità, la responsabilità. Il potere, guarda caso. Negare anche la sola possibilità che qualcuno possa dire di no significa mancare di empatia, trattare l’altro come appendice narcisistica priva di caratteristiche che tutti noi riconosceremmo come umane. Significa, dunque, disumanizzare. Oggettificare.

    Chi ha detto di sì all’uomo in accappatoio (gemello perfetto dell’uomo in vestaglia: Hefner) e poi – dopo anni – lo ha denunciato ha detto un no che è stato ignorato. Chi ha detto di essere stata molestata, maltrattata, turbata dal produttore in qualsiasi modo ha detto un no che, pur venendo apparentemente accettato, ha dato luogo a conseguenze di lunghissimo termine.

    Il collasso dell’omertoso sistema Weinstein è un sasso scagliato contro il sistema hefneriano immaginato, consolidato, perpetrato, ratificato, celebrato, tramandato, occultato e insieme ostentato. La deflagrazione cui abbiamo assistito nelle ultime due settimane, sostenuta in Italia dai salvifici #quellavoltache ideati da Giulia Blasi e dal #metoo di Alyssa Milano all’estero, è una pugnalata dritta al cuore di un costume dal quale – tenute in considerazione le innumerevoli sfumature di grigio e misure – siamo dominati da più di un secolo. La strada da fare è molto lunga, ma un progresso esiste. Quando e se la potenza si trasformerà in prepotenza, si dirà di no a voce ancora più alta.

    The post La morte di Hefner, il caso Weinstein e la caduta del “playboy lifestyle” appeared first on Wired.

    Leggi
    Foreach S.r.l.La morte di Hefner, il caso Weinstein e la caduta del “playboy lifestyle”
  • Concorsi promozionali su Facebook e Web

    Realizziamo concorsi promozionali su social network, SMS e siti web, e forniamo una piattaforma API per la realizzazione di concorsi instant-win.

  • Il mondo nel palmo di una mano

    Creiamo App e Web-app per iPhone, iPad ed Android e siti responsive per smartphone e tablet.

  • Sistemi perfettamente integrati

    Con un'esperienza ultra decennale nello sviluppo di soluzioni tailor-made per Aziende, realizziamo integrazioni tra sistemi eterogenei: gestionali, siti web, ERP aziendali, software di magazzino, intranet.

  • Web, community ed e-commerce

    Abbiamo anni di esperienza nella realizzazione di siti web responsive ed e-commerce utilizzando le piattaforme più diffuse (Magento, WooCommerce, Prestashop) oppure con sviluppi verticalizzati sulle esigenze del cliente.

Foreach S.r.l.Homepage